Dove manca qualcosa

Quando manca una bottega, manca molto di più.

Ci sono luoghi dove qualcosa manca. Non te ne accorgi subito. Non c’è un cartello. Non c’è rumore. Manca una bottega. E quando manca una bottega, manca molto di più.

Nei paesi piccoli la bottega era tutto. Il pane. Il caffè. Due parole. Una sedia. Era il posto dove passavi anche se non dovevi comprare niente. Quando chiude, non chiude un negozio. Si spegne una relazione.

Io penso che una bottega debba nascere dove c’è un vuoto. Se manca il fornaio, la bottega può avere il pane. Se manca il barbiere, la bottega può avere una poltrona. Se manca un luogo dove fermarsi, la bottega può essere una pausa. Il caffè è solo l’inizio.

In una grande città è diverso. La bottega non deve rassomigliare a quella di un paese. Deve parlare il linguaggio del tempo in cui vive. Ma anche lì deve succedere la stessa cosa: entrare e sentirsi visti. Non serviti. Visti.

Per questo ogni bottega sarà diversa. Cambieranno le linee. Cambieranno i materiali. Cambierà lo spazio. Non cambierà il gesto.

La tecnologia potrà aiutare. A rendere tutto più accessibile. A far arrivare il rito a più persone. Ma non potrà mai sostituire una relazione. Se non aumenta l’umanità, non serve.

Io non immagino una catena. Immagino luoghi che si riconoscono. Come persone che parlano la stessa lingua anche se vengono da città diverse.

Torneranno le botteghe. Torneranno. Perché dietro ogni negozio c’è un mondo fatto di persone, amore e passione.

Via Cesare Battisti, 7, Torino, Italia

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